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Domenica, 25 Settembre 2016 06:59

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“Tommy, dove sei?” “Sono qui, Clara.” Il buio aleggiava intorno a loro, non si toccavano, si sentivano appena.

Flash di luce all’orizzonte illuminavano flebilmente la volta celeste.

“Clara, raggiungimi, segui la mia voce”.

“Tommy, ho paura, che fine ha fatto Cleo?”

“Non so, non l’ho più sentita. Ecco ti ho preso, dammi la mano”.

Era freddo e buio.

L’odore della tifa in putrefazione indicava che erano da qualche parte nello stagno. Ma come erano finiti li? Un abbraccio stretto, e i due fratelli si ritrovarono.

Il calore dei loro corpi esalava in volute di vapore lattiginoso.

Una flebile luce, lontana, troppo lontana illuminava a stento i loro visi. I loro occhi riflettevano la paura, erano due pozzi profondi e scuri.

“Tommyyyyy, Claraaaa…”

“Cleo! Siamo qua… segui la voce… qua… qua… qua…”

La voce che rimbombava in un’eco spettrale la guidò verso i fratelli. Il silenzio ovattato che seguì l’eco faceva venire i brividi, ma Cleo continuò imperterrita fino a raggiungere Tommy e Clara.

Le mani si incontrarono, gli occhi si stringevano a vedere nel buio, oltre il buio e finalmente l’abbraccio.

Lacrime che scorrevano calore e odori che si confondevano.

“Come siamo capitati qua, che è successo?”

“Non so, non ricordo. Io dormivo fino a pochi minuti fa, forse siamo nel mio sogno”, disse Clara.

“Io non ricordo nulla” rispose la sorellina.

“Siamo in uno stagno”, disse Tommy. “Forse siamo sonnambuli e ci siamo capitati per caso”.

I lampi di luce all’orizzonte si avvicinavano.

I tre fratellini, stretti tra loro, tremavano di freddo e paura.

Il vacuo orizzonte si avvicinava lasciando presagire orrori indescrivibili, ma forse era la loro immaginazione. “Tommy” chiamò Clara:

“Stammi vicino e prendi per mano Cleo. Ci avviciniamo alla luce”.

I passi risuonavano nel silenzio, la nebbia si sollevava ad ogni passo e l’odore della tifa  faceva arricciare il naso.

Camminarono per un tempo interminabile cercando di avvicinarsi ai lampi di luce, secondo dopo secondo i loro corpi sembravano prendere forma, prima la pelle rosea del collo, poi il blu della maglia e il bianco dei pantaloncini di Clara.

Quasi riuscivano a vedersi del tutto, ma quella nebbia, quell’odore pervadeva tutto, ogni fibra di tessuto dei loro abiti, ogni poro della loro pelle.

“Ragazze… forse… Ricordo qualcosa…”

Clara e Cleo si strinsero intorno a lui, in trepidazione.

Ascoltavano il respiro e ogni minimo cambiamento nell’espressione del fratello. “Prima di arrivare qua, stavo in un parco, era luminoso e giocavo. Giocavo con…” “Con chi?”

Domandò con urgenza la sorella maggiore.

“Non ricordo, forse con Cleo”.

“E io? Io dove stavo?” fece Clara.

“Non lo so! Non ricordo altro…”

Tommy era frustrato, non riusciva a ricordare.

Cleo singhiozzò, la più piccola dei tre non reggeva allo stress. Intanto la luce si fece più forte.

“Aspettate!” Clara quasi gridò.

“Ricordo anche io qualcosa: ero a casa, ma è strano, non la nostra casa, un’altra. Era piena di “cose” vecchie”.

“Spiegati meglio”, disse Tommy, mentre Cleo continuava a singhiozzare.

“Non c’era l’acqua in casa e stavo facendo colazione con del pane duro e una crosta di formaggio”.

“Non c’è dubbio, stiamo sognando”, disse di rimando Tommy.

Un altro flash di luce, questa volta vicinissimo, portò la loro attenzione a ciò che vedevano davanti a loro.

Ora la luce era più forte. Le colline rosso sangue, non troppo distanti, lanciavano bagliori diabolici.

Cleo cominciò a piangere, aveva paura.

L’umidità percepita poco prima stava lasciando il posto a una gelatina grigia e appiccicosa. Erano coperti di quella robaccia e non riuscivano a liberarsene. L’odore ora era cambiato. Un odore metallico e chimico li sovrastava.

“Cleo – disse dolcemente Clara – tu ricordi qualcosa?”

“Sì, ma non lo voglio dire, è troppo spaventoso…”

e ricominciò a piangere a dirotto. All’improvviso dei torrenti apparsero a destra e a sinistra, erano circondati.

Il colore dell’acqua era rosso cupo, sembrava sangue. Si strinsero ancora di più tra loro, un abbraccio consolatorio e di protezione. Un grosso serpente attorcigliato su se stesso li stava tenendo prigionieri.

“Forse c’era anche prima – disse Tommy – sono così confuso”. Cleo smise di piangere.

Il buio ora più chiaro permetteva di vedere intorno. Un paesaggio terrificante sfilava piano sotto i loro occhi. I torrenti, trasformatisi in fiumi stavano avvicinandosi e il serpente avvolto su se stesso li teneva imprigionati.

Sollevando lo sguardo videro una specie di cupola che avvolgeva tutto lo scenario, erano rinchiusi!

“Voglio uscire – disse Cleo – in fretta!”

“Calma, piccola – disse il fratello – Cerchiamo di capire dove siamo”.

La terra tremò sotto i loro piedi, le colline si avvicinarono diventando più grandi ad ogni scossa. I fiumi lambivano i loro piedi e presto sarebbero stati sommersi.

 

 

Si avvinghiarono, come cercando protezione l’uno con l’altra. Lacrime di sofferenza e di paura solcavano i loro visi.

Silenzio, calma…. Di nuovo quell’odore metallico.

Il silenzio fu squarciato da un urlo. Si strinsero ancora più forte. Le colline erano sempre più vicine. Si avvidero che tra una collina e l’altra c’era una gola, la luce proveniva da li.

“Ragazzi se riusciamo ad arrivare a quella gola, forse riusciamo a uscire da qui” disse Clara.

Cercarono di correre, ma la sostanza vischiosa li rallentava, e il serpente li tratteneva. Un urlo, questa volta ancora più forte e disumano li pietrificò. Le colline tornarono a muoversi verso di loro.

Il terrore li bloccava.

Sembrava che dovessero camminare in un torrente di fango, e il fiume cominciò a coprire le caviglie e poi le ginocchia. “Correte!”

Un altro terremoto, accompagnato da urla. Un vociare frenetico raggiunse le loro orecchie, ora il buio era intervallato dalla luce accecante.

“Claraaaa…” l’urlo di Cleo li fece voltare appena in tempo per vederla trascinata via dalla corrente del fiume.

“Cleo! Tommy presto, prendila per un piede, sei più vicino”.

Tommy rimase bloccato, era terrorizzato. Clara sentì le lacrime scivolargli lungo il viso, Cleo era perduta!

Sperò con tutto il suo essere che quello fosse un sogno, e che si sarebbe svegliata presto. I due fratelli guardarono la luce che s’intensificava verso quella gola tra le colline, la sorellina era scomparsa là, in fondo a quella che ormai stava per diventare anche la loro fine.

Un’altra scossa, e un’altra ondata del fiume. Tommy si aggrappò alla sorella, ma le mani scivolavano, piano e inesorabilmente.

“Tommyyyyy!”

“Claraaaaa” Il rumore intorno a loro cresceva d’intensità, li assordava e il fiume ormai sovrastava anche Clara, Tommy era svanito! Clara si abbandonò, ormai sconfitta, i fratelli erano scomparsi, lei non aveva nemmeno più la forza di respirare e smise di combattere. Nello stesso istante in cui Clara si arrese, il serpente lasciò la presa e il fiume si prese anche lei...

Fine prima parte.

Seconda parte

Terza parte

Letto 776 volte Ultima modifica il Giovedì, 29 Settembre 2016 12:42

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“Tommy, dove sei?” “Sono qui, Clara.” Il buio aleggiava intorno a loro, non si toccavano, si sentivano appena.

Flash di luce all’orizzonte illuminavano flebilmente la volta celeste.

“Clara, raggiungimi, segui la mia voce”.

“Tommy, ho paura, che fine ha fatto Cleo?”

“Non so, non l’ho più sentita. Ecco ti ho preso, dammi la mano”.

Era freddo e buio.

L’odore della tifa in putrefazione indicava che erano da qualche parte nello stagno. Ma come erano finiti li? Un abbraccio stretto, e i due fratelli si ritrovarono.

Il calore dei loro corpi esalava in volute di vapore lattiginoso.

Una flebile luce, lontana, troppo lontana illuminava a stento i loro visi. I loro occhi riflettevano la paura, erano due pozzi profondi e scuri.

“Tommyyyyy, Claraaaa…”

“Cleo! Siamo qua… segui la voce… qua… qua… qua…”

La voce che rimbombava in un’eco spettrale la guidò verso i fratelli. Il silenzio ovattato che seguì l’eco faceva venire i brividi, ma Cleo continuò imperterrita fino a raggiungere Tommy e Clara.

Le mani si incontrarono, gli occhi si stringevano a vedere nel buio, oltre il buio e finalmente l’abbraccio.

Lacrime che scorrevano calore e odori che si confondevano.

“Come siamo capitati qua, che è successo?”

“Non so, non ricordo. Io dormivo fino a pochi minuti fa, forse siamo nel mio sogno”, disse Clara.

“Io non ricordo nulla” rispose la sorellina.

“Siamo in uno stagno”, disse Tommy. “Forse siamo sonnambuli e ci siamo capitati per caso”.

I lampi di luce all’orizzonte si avvicinavano.

I tre fratellini, stretti tra loro, tremavano di freddo e paura.

Il vacuo orizzonte si avvicinava lasciando presagire orrori indescrivibili, ma forse era la loro immaginazione. “Tommy” chiamò Clara:

“Stammi vicino e prendi per mano Cleo. Ci avviciniamo alla luce”.

I passi risuonavano nel silenzio, la nebbia si sollevava ad ogni passo e l’odore della tifa  faceva arricciare il naso.

Camminarono per un tempo interminabile cercando di avvicinarsi ai lampi di luce, secondo dopo secondo i loro corpi sembravano prendere forma, prima la pelle rosea del collo, poi il blu della maglia e il bianco dei pantaloncini di Clara.

Quasi riuscivano a vedersi del tutto, ma quella nebbia, quell’odore pervadeva tutto, ogni fibra di tessuto dei loro abiti, ogni poro della loro pelle.

“Ragazze… forse… Ricordo qualcosa…”

Clara e Cleo si strinsero intorno a lui, in trepidazione.

Ascoltavano il respiro e ogni minimo cambiamento nell’espressione del fratello. “Prima di arrivare qua, stavo in un parco, era luminoso e giocavo. Giocavo con…” “Con chi?”

Domandò con urgenza la sorella maggiore.

“Non ricordo, forse con Cleo”.

“E io? Io dove stavo?” fece Clara.

“Non lo so! Non ricordo altro…”

Tommy era frustrato, non riusciva a ricordare.

Cleo singhiozzò, la più piccola dei tre non reggeva allo stress. Intanto la luce si fece più forte.

“Aspettate!” Clara quasi gridò.

“Ricordo anche io qualcosa: ero a casa, ma è strano, non la nostra casa, un’altra. Era piena di “cose” vecchie”.

“Spiegati meglio”, disse Tommy, mentre Cleo continuava a singhiozzare.

“Non c’era l’acqua in casa e stavo facendo colazione con del pane duro e una crosta di formaggio”.

“Non c’è dubbio, stiamo sognando”, disse di rimando Tommy.

Un altro flash di luce, questa volta vicinissimo, portò la loro attenzione a ciò che vedevano davanti a loro.

Ora la luce era più forte. Le colline rosso sangue, non troppo distanti, lanciavano bagliori diabolici.

Cleo cominciò a piangere, aveva paura.

L’umidità percepita poco prima stava lasciando il posto a una gelatina grigia e appiccicosa. Erano coperti di quella robaccia e non riuscivano a liberarsene. L’odore ora era cambiato. Un odore metallico e chimico li sovrastava.

“Cleo – disse dolcemente Clara – tu ricordi qualcosa?”

“Sì, ma non lo voglio dire, è troppo spaventoso…”

e ricominciò a piangere a dirotto. All’improvviso dei torrenti apparsero a destra e a sinistra, erano circondati.

Il colore dell’acqua era rosso cupo, sembrava sangue. Si strinsero ancora di più tra loro, un abbraccio consolatorio e di protezione. Un grosso serpente attorcigliato su se stesso li stava tenendo prigionieri.

“Forse c’era anche prima – disse Tommy – sono così confuso”. Cleo smise di piangere.

Il buio ora più chiaro permetteva di vedere intorno. Un paesaggio terrificante sfilava piano sotto i loro occhi. I torrenti, trasformatisi in fiumi stavano avvicinandosi e il serpente avvolto su se stesso li teneva imprigionati.

Sollevando lo sguardo videro una specie di cupola che avvolgeva tutto lo scenario, erano rinchiusi!

“Voglio uscire – disse Cleo – in fretta!”

“Calma, piccola – disse il fratello – Cerchiamo di capire dove siamo”.

La terra tremò sotto i loro piedi, le colline si avvicinarono diventando più grandi ad ogni scossa. I fiumi lambivano i loro piedi e presto sarebbero stati sommersi.

 

 

Si avvinghiarono, come cercando protezione l’uno con l’altra. Lacrime di sofferenza e di paura solcavano i loro visi.

Silenzio, calma…. Di nuovo quell’odore metallico.

Il silenzio fu squarciato da un urlo. Si strinsero ancora più forte. Le colline erano sempre più vicine. Si avvidero che tra una collina e l’altra c’era una gola, la luce proveniva da li.

“Ragazzi se riusciamo ad arrivare a quella gola, forse riusciamo a uscire da qui” disse Clara.

Cercarono di correre, ma la sostanza vischiosa li rallentava, e il serpente li tratteneva. Un urlo, questa volta ancora più forte e disumano li pietrificò. Le colline tornarono a muoversi verso di loro.

Il terrore li bloccava.

Sembrava che dovessero camminare in un torrente di fango, e il fiume cominciò a coprire le caviglie e poi le ginocchia. “Correte!”

Un altro terremoto, accompagnato da urla. Un vociare frenetico raggiunse le loro orecchie, ora il buio era intervallato dalla luce accecante.

“Claraaaa…” l’urlo di Cleo li fece voltare appena in tempo per vederla trascinata via dalla corrente del fiume.

“Cleo! Tommy presto, prendila per un piede, sei più vicino”.

Tommy rimase bloccato, era terrorizzato. Clara sentì le lacrime scivolargli lungo il viso, Cleo era perduta!

Sperò con tutto il suo essere che quello fosse un sogno, e che si sarebbe svegliata presto. I due fratelli guardarono la luce che s’intensificava verso quella gola tra le colline, la sorellina era scomparsa là, in fondo a quella che ormai stava per diventare anche la loro fine.

Un’altra scossa, e un’altra ondata del fiume. Tommy si aggrappò alla sorella, ma le mani scivolavano, piano e inesorabilmente.

“Tommyyyyy!”

“Claraaaaa” Il rumore intorno a loro cresceva d’intensità, li assordava e il fiume ormai sovrastava anche Clara, Tommy era svanito! Clara si abbandonò, ormai sconfitta, i fratelli erano scomparsi, lei non aveva nemmeno più la forza di respirare e smise di combattere. Nello stesso istante in cui Clara si arrese, il serpente lasciò la presa e il fiume si prese anche lei...

Fine prima parte.

Seconda parte

Terza parte

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