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Martedì, 27 Settembre 2016 13:05

Legami

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Legami Seconda Parte

Voci… Luce… Calore…

“Bellissimi…”.

 ”Sì, è vero…”.

 ”E’ andato tutto bene.?

“ Si, ora visitiamo i bambini e speriamo che siano forti e sani.”

“ E’ vero dottore. Un parto gemellare senza cesareo è una rarità, è stato bravissimo.

Sulla porta una figura aspettava.

“Ciao amore, come stai?”

“Stanca, ma sto bene. Hai visto che angioletti?”

“Amore, sei stata bravissima. Mi hai dato tre tesori. Come li chiameremo?”

“ Clara e Tommy, mentre la più piccola si chiamerà Cleo, come mia nonna.”

L’infermiera si affacciò alla porta

 “Mi scusi, signore. Il dottore vorrebbe parlargli.”

“Vengo subito.”

“Tesoro, torno presto.”

Il medico non aveva un’espressione felice mentre lo aspettava appena fuori dalla camera dell’ospedale. Il sorriso ebete del papà sparì dal suo viso in un istante.

“Mi dispiace, la bambina più piccola, Cleo, ha poche possibilità di passare la notte. I polmoni non erano ancora formati e si è accumulato del liquido.”

Lacrime, impotenza, frustrazione… la rosa dei sentimenti negativi passò come un lampo nell’espressione del papà.

“ Come lo dirò alla mamma? Piccola mia, come farò?

Tommy,Clara e Cleo erano separati. L’angoscia li attanagliava. Clara gridava nel tentativo di trovare i suoi fratellini.

“Tommyyyyy, Cleooooo. È inutile piangere. Devo uscire da qui.” Si sentiva immobilizzata, costretta da corde bianche e sbarre argentee. Non aveva fame. Qualcosa l’aveva nutrita, ma non sapeva cosa. L’odore metallico era più lieve, ma non sentiva ancora l’odore famigliare che nella sua memoria sommersa, ricordava di aver amato. I fratellini erano scomparsi e lei non si dava pace.

Ora era tutto più luminoso, tanto da far male. Il buio era solo un ricordo che si stava affievolendo.

“Clara, Cleo. Dove siete?”

Tommy si sentiva tutto ammaccato, credeva di esser caduto giù da quella cascata rosso sangue. Si sentiva prigioniero di serpenti a sonagli che gli entravano sotto pelle per succhiargli la vita. Li vedeva… erano trasparenti e il loro sangue si vedeva attraverso la pelle.

“Tommy, Cleo…” I gemiti di Clara dentro l’incubatrice erano muti. Lacrime di dolore e ricordi antichi le ferivano il piccolo cuore. Una donna con i capelli candidi e il sorriso dolce di chi da amore incondizionato, le riempiva la mente. Una teglia di biscotti, una caraffa di spremuta d’arance e tanto amore. Lo sentiva quell’amore, come se sgorgasse dalla sua anima. Una bambina la abbracciava tempestandole di baci e cantandole tanti auguri a te. Era lei la donna con i capelli candidi? O stava sognando? D’un tratto si sentì sollevare. Un odore conosciuto e ora smarrito si stava riaffacciando nella sua mente. Morbido… tenero… 

 

Fu come un fulmine  a ciel sereno: era una neonata… ma come poteva essere successo? Aveva sentito molte persone del suo villaggio che gli onesti avrebbero avuto la vita eterna… ma lei era RINATA. Come poteva essere? La sua mamma, le sue sorelle: Cleo! I sentimenti dentro Clara erano in subbuglio. Cominciava a ricordare, ma non credeva alla sua memoria, pensava ancora di essere in un sogno.

Si trovava tra le braccia morbide di una donna, lei si sentiva piccola piccola. Sentiva la voce melodiosa, ma non capiva le parole. Finalmente non piangeva più. Si sentiva rassicurata, anche se era ancora molto preoccupata per i suoi fratelli. La sorellina Cleo, e Tommy, dove saranno?

Un rumore d’acqua che scorre la fece voltare con paura. Ricordava il fiume rosso che quasi l’aveva soffocata. Un brivido di freddo percorse la sua pelle e subito dopo sentì un liquido tiepido che la avvolgeva. Si trovava in una vasca e delle mani la stavano lavando. “Che delizia”. Ad un certo punto qualcosa di estraneo ma famigliare la toccò. Si girò di scatto pronta a urlare e vide Tommy che piangeva. “Tommy…!” Abbracciò il fratello e vide che anche lui era nudo e tremante. La situazione stava prendendo forma, anche se era difficile accettarla. Gorgoglii e gridolini felici uscirono dalle labbra di Tommy, forse anche lui l’aveva riconosciuta. Cleo, il pensiero di Cleo la tormentava. Non le dava pace.

“ Grazie infermiera. Assistere al primo bagnetto dei miei bambini è stato emozionante.”

“ Signora, lei però deve stare a letto. Deve rimettersi… Per i suoi bambini.”

“ Sa come sta Cleo? La prego me lo dica.”

“ I medici stanno facendo l’impossibile signora, ma lei conosce la situazione, no?”

“ Sì, la conosco. Mi rifiuto di credere che la mia bambina possa morire.”

L’infermiera la guardò con tenerezza, mise i bambini fasciati di tutto punto nella culletta. E le disse che sarebbe passata più tardi a vedere come stavano ed eventualmente dargli una poppata di sostegno con il latte artificiale, se per caso non avessero succhiato il latte materno.

Tommy era irrequieto. Aveva visto Clara, ma non capiva che succedeva. Qualcuno li aveva denudati e poi legati. Aveva fame, piangeva ed era disperato. Solo ogni tanto si sentiva sollevare e cullato come se volessero farlo stare zitto. Vedeva Clara con gli occhi aperti, quindi non dormiva. Ma perché era così tranquilla? L’avevano drogata?

Clara Ricordava. Era bambina poi adulta e sposata. Stava ricordando particolari che in cuor suo aveva sempre saputo. I suoi genitori erano morti, ma allora chi era quella donna che la cullava e le diceva parole dolci? Non capiva che diceva, ma il tono della voce era rassicurante, il suo odore la calmava e la faceva assopire. Ma si destava frequentemente. Le mancava Cleo, chissà che fine aveva fatto?

“ Cosa c’è lassù? Vedo una cupola trasparente. E’ tutto azzurro fuori. Mi manca l’aria e mi danno fastidio queste cose…” Cleo scalciò per allontanare i tubicini che le davano il nutrimento. Era nell’incubatrice, ed era attaccata al respiratore.  Cominciò a gridare il nome di Clara, solo lei poteva salvarla. Piangeva e gridava, ma di Clara nemmeno l’ombra. Si sentiva stanca e piano scivolò nel sonno.

Intanto Clara alternava periodi di sonno e di veglia. I ricordi si affollavano nella sua mente.

Clara era diventata mamma. Una bellissima bambina con i capelli biondi e gli occhi azzurri le correva incontro. Era Cleo, ma si chiamava Elisa. Cercò di sorridere al ricordo, ma le uscì una smorfia. Sentì ridere una voce maschile e una mano la sfiorò in quel momento.

Poi una scena drammatica: vide Elisa cadere nel lago. Urla. Panico. Lacrime. Persone che si buttavano in acqua per salvare la bambina che tirata fuori dall’acqua esalò l’ultimo respiro.

Angoscia, lacrime e terrore si svilupparono in pianto a quel ricordo.

Ora Clara neonata piangeva, inconsolabile. Aveva ricordato un episodio della sua vita che l’aveva terrorizzata. Un ragazzino la abbracciò, era un altro suo figlio. Tommy!  Lui e Cleo erano i suoi figli in quei ricordi. L’angoscia passò, erano solo pensieri e Clara non sapeva se erano veri.

Si acquietò e continuò a ricordare. Nacque un’altra figlia, la chiamò Cleo e la tenne lontana dal lago per lungo tempo, fino a che Clara non si ammalò di TBC. Morì di tubercolosi poco tempo dopo. Lasciò Cleo e Tommy appena adolescenti alla cura di suo marito.

Qualcosa le si infilò in bocca era dolce e profumato. Morbido, provò a tirarlo ma non successe nulla. Succhiò e dall’arnese misterioso uscì un liquido dolce e confortante. Continuò in questo modo fino ad addormentarsi.

Tommy piangeva, niente poteva tranquillizzarlo. Era disperato, aveva cominciato a piangere quando non aveva più visto Clara accanto a se. Le urla di quel neonato perforavano i timpani di tutti, la intorno. Si sentì sollevare e, stupito, smise per un attimo di strillare.

Pensò che lo stessero portando da Clara, ma ci mettevano troppo tempo, stava per ricominciare a piangere quando qualcosa entrò in bocca e gli fece assaggiare un nettare delizioso. Smise di piangere e si addormentò dopo avere succhiato il latte della mamma per parecchi minuti.

Nel dormiveglia Tommy si vide accanto a una ragazzina con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Comprese che era sua sorella Cleo, ma sentì chiamare il suo nome: Elisa.

“ Finalmente si sono addormentati. Voglio andare da Cleo, portami da lei”

“ Non puoi alzarti, e Cleo è in sala rianimazione, lo sai.”

“ Ma stamattina l’ho presa in braccio, posso farlo anche adesso.”

“ Ora è intubata. Il medico ha detto che ha qualche probabilità di farcela. Stai tranquilla.” La voce del papà era spezzata dall’emozione. Vedendo la moglie triste com’era.

“ Sai perché l’ho voluta chiamare come mia nonna?” Disse lei con voce flebile. “… Quando abbiamo saputo che i gemelli erano tre, l’ho sognata e mi ha detto che sarebbe andato tutto bene. La nonna è morta a 98 anni come sai. Cleo deve vivere almeno quanto lei, non può morire.” Dicendo questo scoppiò a piangere.

Clara era sveglia, sentiva le voci delle infermiere, ma non piangeva e non chiamava. Voleva ricordare. Gli si era aperto un mondo intero con quella rivelazione: lei era Rinata!

Si vedeva neonata, ma i suoi ricordi erano così vividi… La vita precedente che affollava la sua mente di ricordi e di persone conosciute la lasciava sconvolta. Da ragazzina si era sempre chiesta perché aveva dei ricordi che non appartenevano a lei, credeva fossero racconti sentiti e poi dimenticati. Una voce calda e avvolgente si fece strada nei suoi pensieri. Capiva le parole, che strano, pensò…

La voce morbida e amorevole le disse di stare tranquilla, lei e i fratellini si sarebbero ricongiunti presto. “ Chi sei…?” Chiese Clara.

“Sono un Maestro…”

“ Tu sai perché mi sta succedendo questo?”

“ Tu sei un’anima pura. Tu decidi sia la morte sia la rinascita della tua energia. Ogni volta sei confusa e tocca a noi rammentare la tua missione.”

“ Vuoi dire che ho scelto io di morire e di rinascere? Perché?”

“ Scegliamo noi quando vogliamo entrare nel nostro stato fisico e quando vogliamo lasciarlo. Sappiamo quando abbiamo compiuto quello che siamo stati mandati quaggiù a compiere. Sappiamo quando è venuto il momento, e accettiamo la nostra morte. Perché sappiamo che non possiamo ottenere niente altro dalla nostra vita. Quando abbiamo tempo, quando abbiamo avuto il tempo di ridare energie alla nostra anima, c’è concesso di rientrare nello stato fisico. Coloro che esitano, che non sono sicuri di tornare qui, possono perdere la possibilità che era stata data loro, la possibilità di portare a termine quello che devono fare nello stato fisico.”

“ Perché ho scelto di rinascere?”

“ Non mi è dato saperlo, solo tu puoi.”

Era un Maestro che enunciava del sonno eterno senza alcuna incertezza, e tuttavia la cui voce e i cui pensieri erano pieni di amore. Quell’amore era caldo e reale, e allo stesso tempo distaccato e assoluto.

Più passava il tempo, più Clara si sentiva calma. Quella voce era la consapevolezza che i suoi sentimenti erano veri. Le sue paure erano dimenticate.

“Ho bisogno di una guida. Devo conoscere ancora tante cose.” La risposta fu una poesia d’amore, una poesia sulla vita e sulla morte. La voce era dolce e tenera, e Clara sentì l’amore di uno spirito universale.

Ascoltò con reverenza...

Segue...

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 ”Sì, è vero…”.

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“ E’ vero dottore. Un parto gemellare senza cesareo è una rarità, è stato bravissimo.

Sulla porta una figura aspettava.

“Ciao amore, come stai?”

“Stanca, ma sto bene. Hai visto che angioletti?”

“Amore, sei stata bravissima. Mi hai dato tre tesori. Come li chiameremo?”

“ Clara e Tommy, mentre la più piccola si chiamerà Cleo, come mia nonna.”

L’infermiera si affacciò alla porta

 “Mi scusi, signore. Il dottore vorrebbe parlargli.”

“Vengo subito.”

“Tesoro, torno presto.”

Il medico non aveva un’espressione felice mentre lo aspettava appena fuori dalla camera dell’ospedale. Il sorriso ebete del papà sparì dal suo viso in un istante.

“Mi dispiace, la bambina più piccola, Cleo, ha poche possibilità di passare la notte. I polmoni non erano ancora formati e si è accumulato del liquido.”

Lacrime, impotenza, frustrazione… la rosa dei sentimenti negativi passò come un lampo nell’espressione del papà.

“ Come lo dirò alla mamma? Piccola mia, come farò?

Tommy,Clara e Cleo erano separati. L’angoscia li attanagliava. Clara gridava nel tentativo di trovare i suoi fratellini.

“Tommyyyyy, Cleooooo. È inutile piangere. Devo uscire da qui.” Si sentiva immobilizzata, costretta da corde bianche e sbarre argentee. Non aveva fame. Qualcosa l’aveva nutrita, ma non sapeva cosa. L’odore metallico era più lieve, ma non sentiva ancora l’odore famigliare che nella sua memoria sommersa, ricordava di aver amato. I fratellini erano scomparsi e lei non si dava pace.

Ora era tutto più luminoso, tanto da far male. Il buio era solo un ricordo che si stava affievolendo.

“Clara, Cleo. Dove siete?”

Tommy si sentiva tutto ammaccato, credeva di esser caduto giù da quella cascata rosso sangue. Si sentiva prigioniero di serpenti a sonagli che gli entravano sotto pelle per succhiargli la vita. Li vedeva… erano trasparenti e il loro sangue si vedeva attraverso la pelle.

“Tommy, Cleo…” I gemiti di Clara dentro l’incubatrice erano muti. Lacrime di dolore e ricordi antichi le ferivano il piccolo cuore. Una donna con i capelli candidi e il sorriso dolce di chi da amore incondizionato, le riempiva la mente. Una teglia di biscotti, una caraffa di spremuta d’arance e tanto amore. Lo sentiva quell’amore, come se sgorgasse dalla sua anima. Una bambina la abbracciava tempestandole di baci e cantandole tanti auguri a te. Era lei la donna con i capelli candidi? O stava sognando? D’un tratto si sentì sollevare. Un odore conosciuto e ora smarrito si stava riaffacciando nella sua mente. Morbido… tenero… 

 

Fu come un fulmine  a ciel sereno: era una neonata… ma come poteva essere successo? Aveva sentito molte persone del suo villaggio che gli onesti avrebbero avuto la vita eterna… ma lei era RINATA. Come poteva essere? La sua mamma, le sue sorelle: Cleo! I sentimenti dentro Clara erano in subbuglio. Cominciava a ricordare, ma non credeva alla sua memoria, pensava ancora di essere in un sogno.

Si trovava tra le braccia morbide di una donna, lei si sentiva piccola piccola. Sentiva la voce melodiosa, ma non capiva le parole. Finalmente non piangeva più. Si sentiva rassicurata, anche se era ancora molto preoccupata per i suoi fratelli. La sorellina Cleo, e Tommy, dove saranno?

Un rumore d’acqua che scorre la fece voltare con paura. Ricordava il fiume rosso che quasi l’aveva soffocata. Un brivido di freddo percorse la sua pelle e subito dopo sentì un liquido tiepido che la avvolgeva. Si trovava in una vasca e delle mani la stavano lavando. “Che delizia”. Ad un certo punto qualcosa di estraneo ma famigliare la toccò. Si girò di scatto pronta a urlare e vide Tommy che piangeva. “Tommy…!” Abbracciò il fratello e vide che anche lui era nudo e tremante. La situazione stava prendendo forma, anche se era difficile accettarla. Gorgoglii e gridolini felici uscirono dalle labbra di Tommy, forse anche lui l’aveva riconosciuta. Cleo, il pensiero di Cleo la tormentava. Non le dava pace.

“ Grazie infermiera. Assistere al primo bagnetto dei miei bambini è stato emozionante.”

“ Signora, lei però deve stare a letto. Deve rimettersi… Per i suoi bambini.”

“ Sa come sta Cleo? La prego me lo dica.”

“ I medici stanno facendo l’impossibile signora, ma lei conosce la situazione, no?”

“ Sì, la conosco. Mi rifiuto di credere che la mia bambina possa morire.”

L’infermiera la guardò con tenerezza, mise i bambini fasciati di tutto punto nella culletta. E le disse che sarebbe passata più tardi a vedere come stavano ed eventualmente dargli una poppata di sostegno con il latte artificiale, se per caso non avessero succhiato il latte materno.

Tommy era irrequieto. Aveva visto Clara, ma non capiva che succedeva. Qualcuno li aveva denudati e poi legati. Aveva fame, piangeva ed era disperato. Solo ogni tanto si sentiva sollevare e cullato come se volessero farlo stare zitto. Vedeva Clara con gli occhi aperti, quindi non dormiva. Ma perché era così tranquilla? L’avevano drogata?

Clara Ricordava. Era bambina poi adulta e sposata. Stava ricordando particolari che in cuor suo aveva sempre saputo. I suoi genitori erano morti, ma allora chi era quella donna che la cullava e le diceva parole dolci? Non capiva che diceva, ma il tono della voce era rassicurante, il suo odore la calmava e la faceva assopire. Ma si destava frequentemente. Le mancava Cleo, chissà che fine aveva fatto?

“ Cosa c’è lassù? Vedo una cupola trasparente. E’ tutto azzurro fuori. Mi manca l’aria e mi danno fastidio queste cose…” Cleo scalciò per allontanare i tubicini che le davano il nutrimento. Era nell’incubatrice, ed era attaccata al respiratore.  Cominciò a gridare il nome di Clara, solo lei poteva salvarla. Piangeva e gridava, ma di Clara nemmeno l’ombra. Si sentiva stanca e piano scivolò nel sonno.

Intanto Clara alternava periodi di sonno e di veglia. I ricordi si affollavano nella sua mente.

Clara era diventata mamma. Una bellissima bambina con i capelli biondi e gli occhi azzurri le correva incontro. Era Cleo, ma si chiamava Elisa. Cercò di sorridere al ricordo, ma le uscì una smorfia. Sentì ridere una voce maschile e una mano la sfiorò in quel momento.

Poi una scena drammatica: vide Elisa cadere nel lago. Urla. Panico. Lacrime. Persone che si buttavano in acqua per salvare la bambina che tirata fuori dall’acqua esalò l’ultimo respiro.

Angoscia, lacrime e terrore si svilupparono in pianto a quel ricordo.

Ora Clara neonata piangeva, inconsolabile. Aveva ricordato un episodio della sua vita che l’aveva terrorizzata. Un ragazzino la abbracciò, era un altro suo figlio. Tommy!  Lui e Cleo erano i suoi figli in quei ricordi. L’angoscia passò, erano solo pensieri e Clara non sapeva se erano veri.

Si acquietò e continuò a ricordare. Nacque un’altra figlia, la chiamò Cleo e la tenne lontana dal lago per lungo tempo, fino a che Clara non si ammalò di TBC. Morì di tubercolosi poco tempo dopo. Lasciò Cleo e Tommy appena adolescenti alla cura di suo marito.

Qualcosa le si infilò in bocca era dolce e profumato. Morbido, provò a tirarlo ma non successe nulla. Succhiò e dall’arnese misterioso uscì un liquido dolce e confortante. Continuò in questo modo fino ad addormentarsi.

Tommy piangeva, niente poteva tranquillizzarlo. Era disperato, aveva cominciato a piangere quando non aveva più visto Clara accanto a se. Le urla di quel neonato perforavano i timpani di tutti, la intorno. Si sentì sollevare e, stupito, smise per un attimo di strillare.

Pensò che lo stessero portando da Clara, ma ci mettevano troppo tempo, stava per ricominciare a piangere quando qualcosa entrò in bocca e gli fece assaggiare un nettare delizioso. Smise di piangere e si addormentò dopo avere succhiato il latte della mamma per parecchi minuti.

Nel dormiveglia Tommy si vide accanto a una ragazzina con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Comprese che era sua sorella Cleo, ma sentì chiamare il suo nome: Elisa.

“ Finalmente si sono addormentati. Voglio andare da Cleo, portami da lei”

“ Non puoi alzarti, e Cleo è in sala rianimazione, lo sai.”

“ Ma stamattina l’ho presa in braccio, posso farlo anche adesso.”

“ Ora è intubata. Il medico ha detto che ha qualche probabilità di farcela. Stai tranquilla.” La voce del papà era spezzata dall’emozione. Vedendo la moglie triste com’era.

“ Sai perché l’ho voluta chiamare come mia nonna?” Disse lei con voce flebile. “… Quando abbiamo saputo che i gemelli erano tre, l’ho sognata e mi ha detto che sarebbe andato tutto bene. La nonna è morta a 98 anni come sai. Cleo deve vivere almeno quanto lei, non può morire.” Dicendo questo scoppiò a piangere.

Clara era sveglia, sentiva le voci delle infermiere, ma non piangeva e non chiamava. Voleva ricordare. Gli si era aperto un mondo intero con quella rivelazione: lei era Rinata!

Si vedeva neonata, ma i suoi ricordi erano così vividi… La vita precedente che affollava la sua mente di ricordi e di persone conosciute la lasciava sconvolta. Da ragazzina si era sempre chiesta perché aveva dei ricordi che non appartenevano a lei, credeva fossero racconti sentiti e poi dimenticati. Una voce calda e avvolgente si fece strada nei suoi pensieri. Capiva le parole, che strano, pensò…

La voce morbida e amorevole le disse di stare tranquilla, lei e i fratellini si sarebbero ricongiunti presto. “ Chi sei…?” Chiese Clara.

“Sono un Maestro…”

“ Tu sai perché mi sta succedendo questo?”

“ Tu sei un’anima pura. Tu decidi sia la morte sia la rinascita della tua energia. Ogni volta sei confusa e tocca a noi rammentare la tua missione.”

“ Vuoi dire che ho scelto io di morire e di rinascere? Perché?”

“ Scegliamo noi quando vogliamo entrare nel nostro stato fisico e quando vogliamo lasciarlo. Sappiamo quando abbiamo compiuto quello che siamo stati mandati quaggiù a compiere. Sappiamo quando è venuto il momento, e accettiamo la nostra morte. Perché sappiamo che non possiamo ottenere niente altro dalla nostra vita. Quando abbiamo tempo, quando abbiamo avuto il tempo di ridare energie alla nostra anima, c’è concesso di rientrare nello stato fisico. Coloro che esitano, che non sono sicuri di tornare qui, possono perdere la possibilità che era stata data loro, la possibilità di portare a termine quello che devono fare nello stato fisico.”

“ Perché ho scelto di rinascere?”

“ Non mi è dato saperlo, solo tu puoi.”

Era un Maestro che enunciava del sonno eterno senza alcuna incertezza, e tuttavia la cui voce e i cui pensieri erano pieni di amore. Quell’amore era caldo e reale, e allo stesso tempo distaccato e assoluto.

Più passava il tempo, più Clara si sentiva calma. Quella voce era la consapevolezza che i suoi sentimenti erano veri. Le sue paure erano dimenticate.

“Ho bisogno di una guida. Devo conoscere ancora tante cose.” La risposta fu una poesia d’amore, una poesia sulla vita e sulla morte. La voce era dolce e tenera, e Clara sentì l’amore di uno spirito universale.

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