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Giovedì, 29 Settembre 2016 12:31

Legami

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Terza e ultima parte.

“Clara, sarai condotta nel tempo. Sarai guidata… nel tempo. Quando avrai compiuto quello che hai deciso di compiere in questa terra, la tua vita avrà termine. Ma non prima. Hai ancora molto tempo dinanzi a te… Molto tempo.” Clara era ansiosa e sollevata nel contempo. Si sentiva felice.

Scese il buio e con esso il freddo. L’umidità penetrava nelle ossa e, nonostante in reparto ci fosse il riscaldamento, la mamma ebbe un brivido di freddo.

“.. Cleo..” Pensò “ Devo andare da lei” Un impulso irrefrenabile la buttò giù dal letto.

Mise la vestaglia sopra il pigiama e entrò in corsia. Nessuno la vide avvicinarsi al nido.

Di fianco al nido, la rianimazione. Diede un’occhiata alle culle dove c’erano i bambini, tra di loro riposavano Clara e Tommy, ma passò oltre. Vedeva l’incubatrice che conteneva Cleo. Si avvicinò poggiando la mano sulla cupoletta trasparente. Mise i guanti, non voleva trasmettergli nessun germe, era così piccola e indifesa…

Poggiò la mano guantata sul pancino della bambina che si svegliò e aprì gli occhi di un blu profondo. Una lacrima solcava le guance della mamma. “ Cleo...” la chiamò.

L’epidermide del braccio, lasciato scoperto dal guanto venne a contatto con la pelle delicata di Cleo.

Una scossa impercettibile e i peli del braccio si rizzarono. Un sussulto e Cleo Ricordò.

 

Era una giornata luminosa. Giocava con i gatti della nonna e lanciava sassolini nel lago.

La mamma non voleva che lei si avvicinasse al lago, diceva che era pericoloso. Ma Joey suo fratello l’aveva trascinata in quel punto per giocare a fare le capriole. 

Joey si annoiò subito di quel gioco e si allontanò seguendo le tracce di una volpe.

Si avvicinò alla riva per recuperare qualche sassolino. Camminando diede un calcetto alla bambola di pezza che finì in acqua. Si girò in cerca d’aiuto, ma la mamma e la nonna erano lontane, ridevano e sfaccendavano con le oche. Si avvicinò alla riva, voltandosi continuamente per vedere se la mamma guardava nella sua direzione.

“Tutto bene” Pensò. Mise i piccoli piedi nell’acqua e si allungo per recuperare la bambola che si allontanava sempre più. “Un altro passo e la prendo…”

Trascinava i piedini nell’acqua fredda. Ad un certo punto un piede non trovò la presa e improvvisamente si ritrovò a boccheggiare ingoiando acqua.

Il fondo del lago digradava formando un dislivello di almeno un metro sott’acqua e continuava ancora più profondo verso il centro. Per una bambina di cinque anni era molto alta. Annaspò e gridò andando su e giù, ingollando acqua e strillando.

La mamma si accorse del cambiamento di atmosfera. Non seppe mai dire perché si girò a metà di una risata. Lo fece nel momento in cui la piccola riaffiorò dibattendosi nell’acqua. Gridò, con tutto le sue forse, strillò… le sue gambe sembravano di piombo, era incollata al terreno da melassa e bitume insieme.

Finalmente quando superò quella decina di metri che la separavano da sua figlia si buttò in acqua sollevando quel corpicino esile e indifeso. Depose la bambina sul prato scuotendola per svegliarla. La bambina aprì gli occhi e le sorrise lasciando un filo di speranza e un grande sollievo nel cuore della mamma e di chi era accorso a portare il suo aiuto.

Il sorriso della piccola si spense, lasciò uscire solo due parole “ Mamma…scusa” E l’ultimo respirò uscì dalla bella bambina troppo giovane per morire.

Urla di dolore trafissero il silenzio che si era creato intorno. Joey piangeva e abbracciava spasmodicamente la madre, si sentiva in colpa. La sua vita sarebbe rimasta segnata da quell’evento fino alla fine.

Cleo tossì, il pianto non riusciva a uscire. Il terrore per quel ricordo così vivido s’impossessò di lei.

Rumori e luci. Tante persone vestite di bianco si materializzarono davanti a lei. Perse conoscenza e si ritrovò in uno spazio azzurro. La percezione del suo corpo era confusa, non era più Cleo. Pace e amore la pervasero. Pensò che stare lì era meraviglioso. Non voleva più andare via da quel posto.

“ No, piccola. Devi tornare. Non puoi rimanere qui.”

“ Chi sei?”

“Sono il tuo maestro. La tua guida per le vite.”

“Sì… Comincio a ricordare. Ma come mai sono ancora in questo luogo?”

“Non vuoi rinascere nonostante la decisione presa, hai scelto di farlo per rimediare alla sofferenza che hai causato nell’altra vita.”

“Hai ragione la mamma ha sofferto per la mia morte. Mi sono avvicinata troppo al lago, anche se lei non voleva. Joey si è portato il senso di colpa per tutta la vita colpevolizzandosi per la mia morte. Devo rimediare, ma come?”

“La tua vita ti insegnerà come, ora vai”

“E’ bello stare qui. C’è pace.”

“Ma devi andare…”

Un sospiro di accettazione uscì dalle labbra della bimba. Si sentì risucchiata in un altro posto. Era freddo e troppo rumoroso, il suo respiro era lento e faticoso.

“Finalmente. Ci siamo riusciti! Ora è fuori pericolo.”

 “Potete far entrare la madre.” La pediatra aprì le porte.

Quella voce era stanca ma gentile. Ora aveva gli occhi aperti e respirava meglio. Il viso di una donna si avvicinò a lei. Vide che stava piangendo ma sorrideva. “Che strano... Ho freddo, fame, mi capite? Voglio mangiare!”

Cleo piangeva a pieni polmoni mentre il medico diceva alla madre che un grumo di liquido amniotico si era fermato negli alveoli polmonari provocando la congestione che poteva essere fatale, se non l’avesse espulso. I polmoni erano formati, ma non abbastanza e quel grumo di liquido faceva la differenza tra la vita e la morte della sua bambina. Ma ora il pericolo era passato. Solo alcune ore in incubatrice per sicurezza e poi l’avrebbero portata nel nido insieme agli altri.

Intanto Tommy e Clara riposavano nella culla, sazi dopo la poppata del mattino.

Un singulto e Tommy si svegliò. Era convinto fosse sveglio, ma quello che vedeva non era certamente la realtà che lo circondava pochi minuti prima.

Era buio e freddo. Una voce parlava ma non riusciva a capire che diceva. Poi, piano la voce giungeva distinta.

“Rimani con noi. La vita non è poi così bella. Noi ti vogliamo bene, nessuno ti potrà mai amare come noi.”

“Chi siete?”

“Come?, Non ricordi? Siamo quelli che ti hanno accolto dopo che tutti ti hanno lasciato solo.

Forse perché avevi fatto affogare la tua sorellina piccola? Ricordi come tutti quanti ti evitavano? Anche tua madre lo faceva, voleva più bene a quella bambina insulsa e noiosa che a te.”

“Sì, è vero, mi ricordo. Nessuno mi voleva. Mi sono arruolato per andar via di casa, mio padre nemmeno mi guardava più”

“Resta con noi..”!

“Chi siete?”

“Angeli”

“Questo posto… E’ buio, mi manca Clara.”

“Clara si è dimenticata di te. Noi ti proteggeremo meglio sarai il nostro principe.”

Le voci aumentarono, ripetevano rimani con noi infinite volte. Ormai erano solo urla, le parole non si distinguevano.

Si svegliò di soprassalto e cominciò a piangere inconsolabile. Nessuno riusciva a calmarlo e così lo portarono dalla mamma che lo avvolse in un caldo abbraccio.

“Voglio stare qui, le voci mi fanno paura e non voglio essere il principe di nessuno.” Tommy si calmò e prese a succhiare il seno. Sembrava un bambino sereno e felice. Le Egregore Avevano perso. Per il momento.

I bambini crebbero con cure e amore. La famiglia rimase unita fino al compimento dei vent’anni dei gemelli.

Il giorno dopo il loro compleanno, Tommy, cedendo alle lusinghe delle Egregore che mai avevano smesso di sublimare insicurezza e paura uccise in un impeto di follia la madre. Nel suo inconscio Tommy riviveva continuamente l’indifferenza della madre dopo la morte della sorellina, giorno dopo giorno le voci delle Egregore avevano vinto. Tommy aveva vendicato il presunto torto subito nella vita precedente uccidendo la madre, togliendosi la vita subito dopo. L’evento sconvolse tutta la famiglia.

Clara e Cleo finirono la loro vita in una clinica per malati di mente, il padre diventò un barbone alcolizzato che entrava e usciva di prigione finendo per ammalarsi di cirrosi, morendo solo come un cane per strada.

Sospesi tra la vita e la morte i fratelli sentirono ancora una volta il legame che li teneva ancorati insieme attraverso le vite passate. Decisero ancora una volta di tornare alla vita per risolvere la loro sofferenza che durava da secoli.

“Clara?” Una voce riecheggiò nel buio saturo di umidità e putrefazione!

Letto 697 volte Ultima modifica il Giovedì, 29 Settembre 2016 12:43

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Terza e ultima parte.

“Clara, sarai condotta nel tempo. Sarai guidata… nel tempo. Quando avrai compiuto quello che hai deciso di compiere in questa terra, la tua vita avrà termine. Ma non prima. Hai ancora molto tempo dinanzi a te… Molto tempo.” Clara era ansiosa e sollevata nel contempo. Si sentiva felice.

Scese il buio e con esso il freddo. L’umidità penetrava nelle ossa e, nonostante in reparto ci fosse il riscaldamento, la mamma ebbe un brivido di freddo.

“.. Cleo..” Pensò “ Devo andare da lei” Un impulso irrefrenabile la buttò giù dal letto.

Mise la vestaglia sopra il pigiama e entrò in corsia. Nessuno la vide avvicinarsi al nido.

Di fianco al nido, la rianimazione. Diede un’occhiata alle culle dove c’erano i bambini, tra di loro riposavano Clara e Tommy, ma passò oltre. Vedeva l’incubatrice che conteneva Cleo. Si avvicinò poggiando la mano sulla cupoletta trasparente. Mise i guanti, non voleva trasmettergli nessun germe, era così piccola e indifesa…

Poggiò la mano guantata sul pancino della bambina che si svegliò e aprì gli occhi di un blu profondo. Una lacrima solcava le guance della mamma. “ Cleo...” la chiamò.

L’epidermide del braccio, lasciato scoperto dal guanto venne a contatto con la pelle delicata di Cleo.

Una scossa impercettibile e i peli del braccio si rizzarono. Un sussulto e Cleo Ricordò.

 

Era una giornata luminosa. Giocava con i gatti della nonna e lanciava sassolini nel lago.

La mamma non voleva che lei si avvicinasse al lago, diceva che era pericoloso. Ma Joey suo fratello l’aveva trascinata in quel punto per giocare a fare le capriole. 

Joey si annoiò subito di quel gioco e si allontanò seguendo le tracce di una volpe.

Si avvicinò alla riva per recuperare qualche sassolino. Camminando diede un calcetto alla bambola di pezza che finì in acqua. Si girò in cerca d’aiuto, ma la mamma e la nonna erano lontane, ridevano e sfaccendavano con le oche. Si avvicinò alla riva, voltandosi continuamente per vedere se la mamma guardava nella sua direzione.

“Tutto bene” Pensò. Mise i piccoli piedi nell’acqua e si allungo per recuperare la bambola che si allontanava sempre più. “Un altro passo e la prendo…”

Trascinava i piedini nell’acqua fredda. Ad un certo punto un piede non trovò la presa e improvvisamente si ritrovò a boccheggiare ingoiando acqua.

Il fondo del lago digradava formando un dislivello di almeno un metro sott’acqua e continuava ancora più profondo verso il centro. Per una bambina di cinque anni era molto alta. Annaspò e gridò andando su e giù, ingollando acqua e strillando.

La mamma si accorse del cambiamento di atmosfera. Non seppe mai dire perché si girò a metà di una risata. Lo fece nel momento in cui la piccola riaffiorò dibattendosi nell’acqua. Gridò, con tutto le sue forse, strillò… le sue gambe sembravano di piombo, era incollata al terreno da melassa e bitume insieme.

Finalmente quando superò quella decina di metri che la separavano da sua figlia si buttò in acqua sollevando quel corpicino esile e indifeso. Depose la bambina sul prato scuotendola per svegliarla. La bambina aprì gli occhi e le sorrise lasciando un filo di speranza e un grande sollievo nel cuore della mamma e di chi era accorso a portare il suo aiuto.

Il sorriso della piccola si spense, lasciò uscire solo due parole “ Mamma…scusa” E l’ultimo respirò uscì dalla bella bambina troppo giovane per morire.

Urla di dolore trafissero il silenzio che si era creato intorno. Joey piangeva e abbracciava spasmodicamente la madre, si sentiva in colpa. La sua vita sarebbe rimasta segnata da quell’evento fino alla fine.

Cleo tossì, il pianto non riusciva a uscire. Il terrore per quel ricordo così vivido s’impossessò di lei.

Rumori e luci. Tante persone vestite di bianco si materializzarono davanti a lei. Perse conoscenza e si ritrovò in uno spazio azzurro. La percezione del suo corpo era confusa, non era più Cleo. Pace e amore la pervasero. Pensò che stare lì era meraviglioso. Non voleva più andare via da quel posto.

“ No, piccola. Devi tornare. Non puoi rimanere qui.”

“ Chi sei?”

“Sono il tuo maestro. La tua guida per le vite.”

“Sì… Comincio a ricordare. Ma come mai sono ancora in questo luogo?”

“Non vuoi rinascere nonostante la decisione presa, hai scelto di farlo per rimediare alla sofferenza che hai causato nell’altra vita.”

“Hai ragione la mamma ha sofferto per la mia morte. Mi sono avvicinata troppo al lago, anche se lei non voleva. Joey si è portato il senso di colpa per tutta la vita colpevolizzandosi per la mia morte. Devo rimediare, ma come?”

“La tua vita ti insegnerà come, ora vai”

“E’ bello stare qui. C’è pace.”

“Ma devi andare…”

Un sospiro di accettazione uscì dalle labbra della bimba. Si sentì risucchiata in un altro posto. Era freddo e troppo rumoroso, il suo respiro era lento e faticoso.

“Finalmente. Ci siamo riusciti! Ora è fuori pericolo.”

 “Potete far entrare la madre.” La pediatra aprì le porte.

Quella voce era stanca ma gentile. Ora aveva gli occhi aperti e respirava meglio. Il viso di una donna si avvicinò a lei. Vide che stava piangendo ma sorrideva. “Che strano... Ho freddo, fame, mi capite? Voglio mangiare!”

Cleo piangeva a pieni polmoni mentre il medico diceva alla madre che un grumo di liquido amniotico si era fermato negli alveoli polmonari provocando la congestione che poteva essere fatale, se non l’avesse espulso. I polmoni erano formati, ma non abbastanza e quel grumo di liquido faceva la differenza tra la vita e la morte della sua bambina. Ma ora il pericolo era passato. Solo alcune ore in incubatrice per sicurezza e poi l’avrebbero portata nel nido insieme agli altri.

Intanto Tommy e Clara riposavano nella culla, sazi dopo la poppata del mattino.

Un singulto e Tommy si svegliò. Era convinto fosse sveglio, ma quello che vedeva non era certamente la realtà che lo circondava pochi minuti prima.

Era buio e freddo. Una voce parlava ma non riusciva a capire che diceva. Poi, piano la voce giungeva distinta.

“Rimani con noi. La vita non è poi così bella. Noi ti vogliamo bene, nessuno ti potrà mai amare come noi.”

“Chi siete?”

“Come?, Non ricordi? Siamo quelli che ti hanno accolto dopo che tutti ti hanno lasciato solo.

Forse perché avevi fatto affogare la tua sorellina piccola? Ricordi come tutti quanti ti evitavano? Anche tua madre lo faceva, voleva più bene a quella bambina insulsa e noiosa che a te.”

“Sì, è vero, mi ricordo. Nessuno mi voleva. Mi sono arruolato per andar via di casa, mio padre nemmeno mi guardava più”

“Resta con noi..”!

“Chi siete?”

“Angeli”

“Questo posto… E’ buio, mi manca Clara.”

“Clara si è dimenticata di te. Noi ti proteggeremo meglio sarai il nostro principe.”

Le voci aumentarono, ripetevano rimani con noi infinite volte. Ormai erano solo urla, le parole non si distinguevano.

Si svegliò di soprassalto e cominciò a piangere inconsolabile. Nessuno riusciva a calmarlo e così lo portarono dalla mamma che lo avvolse in un caldo abbraccio.

“Voglio stare qui, le voci mi fanno paura e non voglio essere il principe di nessuno.” Tommy si calmò e prese a succhiare il seno. Sembrava un bambino sereno e felice. Le Egregore Avevano perso. Per il momento.

I bambini crebbero con cure e amore. La famiglia rimase unita fino al compimento dei vent’anni dei gemelli.

Il giorno dopo il loro compleanno, Tommy, cedendo alle lusinghe delle Egregore che mai avevano smesso di sublimare insicurezza e paura uccise in un impeto di follia la madre. Nel suo inconscio Tommy riviveva continuamente l’indifferenza della madre dopo la morte della sorellina, giorno dopo giorno le voci delle Egregore avevano vinto. Tommy aveva vendicato il presunto torto subito nella vita precedente uccidendo la madre, togliendosi la vita subito dopo. L’evento sconvolse tutta la famiglia.

Clara e Cleo finirono la loro vita in una clinica per malati di mente, il padre diventò un barbone alcolizzato che entrava e usciva di prigione finendo per ammalarsi di cirrosi, morendo solo come un cane per strada.

Sospesi tra la vita e la morte i fratelli sentirono ancora una volta il legame che li teneva ancorati insieme attraverso le vite passate. Decisero ancora una volta di tornare alla vita per risolvere la loro sofferenza che durava da secoli.

“Clara?” Una voce riecheggiò nel buio saturo di umidità e putrefazione!

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